la città diffusa del Gargano
Città decentrata, città dispersa, città di città: un promontorio con identità plurali, che affronta le sfide sociali della doppia transizione ecologica e digitale con la forza di un patrimonio ambientale, paesaggistico, culturale e spirituale immenso (ma non sempre condiviso). Proposte e progetti per realizzare una destinazione turistica identitaria, omogenea, integrata, coerente, sostenibile e smart.

Uno sguardo "forestiero" all'immenso patrimonio del Gargano
Il brand Gargano sembra "appannato": così lo descrivono persino i diversi documenti prodotti dalle istituzioni sovralocali come Regione Puglia e il Parco Nazionale del Gargano. A fronte di un patrimonio immenso, l'offerta territoriale rimane quella che scoprì Enrico Mattei 70 anni fa...

Not All Blank Cassettes Are Created Equal
Il turismo è una conseguenza. E' un fenomeno economico che segue un mood delle comunità locali che vivono 365 giorni l'anno nel territorio: è sempre più difficile immaginare un turismo competitivo senza un'adeguata consapevolezza e un adeguata qualità della vita dei residenti.
Sul Gargano è richiesto un urgente supplemento urgente di coraggio: ci sono scelte da compiere, molto faticose nel breve periodo ma necessarie per modificare l’orientamento gestionale complessivo, riorganizzare la filiera, orientare l’offerta all’esperienza di consumo e restituire alle diverse località del promontorio il loro principale motivo di fascino: essere luoghi culturalmente vivi, capaci di produrre pensieri, orgogliosi della propria bellezza, predisposti all’arte e quindi aperti al confronto con le diversità.
Una «città diffusa» per diventare destinazione turistica sostenibile e competitiva
Se sottratta a miopie conclamate e paradossi stridenti, la “fabbrica del turismo” può produrre innovazione sociale, benessere, competitività, occupazione qualificata e futuro.
Occorre però andare al di là dei campanili, del presidio dei confini aziendali e persino dei parametri quantitativi classici (come “arrivi” e “presenze”), al fine di modificare per sempre la percezione della rilevanza economica della “economia dei visitatori”.
Un’operazione che può trovare molteplici motivi per alleanze inedite, ripartendo dalla terra e dal mare, dalla natura e dal paesaggio, dall’identità locale e dal patrimonio, dalla coesione e dall’innovazione sociale, attraverso programmi europei e nazionali, buone pratiche e modelli.
L’idea di una “città diffusa” non è dell’autore ma ha numerosi e più autorevoli predecessori, ma proprio per questo si presenta come un paradigma di grande valore, che può essere accompagnato da azioni-pilota che il volume tenta di proporre, anche senza attendere particolari provvidenze dall’esterno. Servono coraggio, coerenza e un pizzico di fiducia. Si troveranno?

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