piccole patrie
Un saggio che è anche un manuale e una proposta attiva per chi vuole impegnarsi nel cambiare le cose: un appello che non delega alla politica il governo del territorio ma chiama all’azione chiunque, ovunque si trovi, perché in un mondo in cui tutto è connesso, ogni piccola azione locale può influire sull’andamento futuro dell’umanità.

Da una profezia di Adriano Olivetti alla visione «Smart Villages» della UE
Un volume di ricerca che accompagna una serie di riflessioni sull'identità locale, sull'italianità e sulle possibili forme di governance per aumentare la competitività di sistema ripartendo dai territori e dai campanili

Benvenuti nell’era della resilienza e di nuove "ecosofie"
Adriano Olivetti è l’imprenditore-politico che nel secondo dopoguerra ha immaginato la fabbrica non solo per dispensare profitti ma anche cultura e servizi, come cuore della comunità che realizza un’autentica, concreta solidarietà, così forte da diventare la base di una nuova idea di Stato.
Attorno a questo concetto si annodano le «piccole patrie»: una rete di piccole, governabili molecole che convergono per gradi successivi in una nuova forma organizzativa del nostro essere Paese.
Ciascuna di queste molecole – per Olivetti – dev’essere «concreta, visibile, tangibile, né troppo grande, né troppo piccola, territorialmente definita, dotata di vasti poteri, che dia a tutte le attività quell’indispensabile coordinamento, quell’efficienza, quel rispetto della personalità umana, della cultura e dell’arte che la civiltà dell’uomo ha realizzato nei suoi luoghi migliori».
Borghi intelligenti
Con una superficie pari al 44,6% dell’intera UE e una popolazione di 93,1 milioni di persone (pari al 20,8 % della popolazione totale), le regioni rurali dell’Unione europea sono variegate in termini di natura, configurazione del territorio, livelli di sviluppo e tendenze socioeconomiche e demografiche. Sono spazi multifunzionali che si trovano a far fronte a una serie di sfide, quali l’invecchiamento della popolazione, un mercato del lavoro debole e lo spopolamento.
Altre criticità che interessano le zone rurali, a differenza di quelle urbane, sono la mancanza di infrastrutture e di servizi, un’economia scarsamente diversificata, redditi bassi abbinati a un più elevato rischio di povertà ed esclusione sociale, la perdita di terreni agricoli, la mancanza di strutture per l’istruzione, un alto tasso di abbandono scolastico e il divario digitale.
L’insieme di tali circostanze è stato definito come un “circolo vizioso verso il declino rurale” ma, nonostante le numerose criticità, le zone rurali offrono un gran numero di opportunità e la loro diversità rappresenta una delle più grandi risorse dell’UE: forniscono risorse alimentari e ambientali e contribuiscono alla lotta ai cambiamenti climatici offrendo alternative ai combustibili fossili e sviluppando l’economia circolare. Sono zone che svolgono un ruolo fondamentale nel garantire una distribuzione equilibrata della popolazione sul territorio, prevenendo così il sovraffollamento delle città, e garantiscono una qualità di vita che gode di un apprezzamento sempre maggiore, così come testimonia il contributo crescente che il turismo rurale apporta all’economia e alla sostenibilità dell’intero settore.

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